COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ADC-ANC del 11/04/19

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COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ADC-ANC del 11/04/19

Roma, 11 aprile 2019

Dal testo del DDL Semplificazioni, licenziato ieri dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, sono spariti gli emendamenti relativi all’apertura anche a commercialisti e avvocati delle competenze su registrazione e  deposito di cessioni o affitto d’azienda e, di fatto, sono stati affidati al voto in Aula.

Questa decisione, che certamente ha salvaguardato la successiva possibilità di approvazione del Decreto, rappresenta un brutto passo indietro rispetto alle intenzioni più volte dichiarate dalla maggioranza di procedere senza esitazioni nel processo di semplificazione e sburocratizzazione degli adempimenti amministrativi.

Lo sconcerto e l’amarezza derivano prima di tutto dal parere negativo rilasciato dal Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi del Governo, che ci nega competenze che invece sono propriamente nostre e afferma che non saremmo in grado di offrire le medesime garanzie della professione notarile. Ma ancor più amara è la notizia, appresa dalla stampa, che sia stato un parere dell’Autorità Antimafia e antiterrorismo a bocciare definitivamente l’emendamento.

Si getterebbe un’ombra sulla moralità di una professione ordinistica, quella dei Dottori Commercialisti, ordinata dalla Legge e vigilata per di più dallo stesso Ministero della Giustizia, che fa dell’etica professionale un imprescindibile punto d’onore.

Non possiamo accettarlo!

I commercialisti, al pari dei notai, sono soggetti alla medesima normativa antiriciclaggio e gli stessi hanno le competenze per trattare e certificare tutto il ciclo di vita dell’azienda, così come avveniva
prima della L. 310/1993.

Le professioni ordinistiche, tutte, sono dei presidi di legalità dello Stato e non si possono negare ad alcune di esse determinate funzioni, che oltretutto genererebbero positive ricadute sull’attività economica, soprattutto per motivazioni aleatorie e non legate ad alcun motivo tecnico.

Ciò che spiace di più, è che per tutelare le prerogative di una categoria, se ne getti un’altra nell’ombra del sospetto, attraverso un preventivo quanto dannoso giudizio morale.

Ora l’emendamento, riformulato, dovrebbe approdare in Aula, auspichiamo che l’esito del voto parlamentare sani questo vulnus e, nell’attesa, confermiamo lo stato di agitazione che, in ragione di questo ulteriore motivo, potrebbe sfociare nell’astensione collettiva.

ADC – ANC Comunicazione

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